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Internazionalizzazione come opportunità strategica

C’è un dato interessante da analizzare: le PMI europee fatturano meno del loro potenziale.

Difatti, hanno una media di fatturato tra i 3 e i 130 milioni di euro e mancati ricavi medi pari a 5,7 milioni di euro/anno.

Il dato proviene dalla Ricerca Coleman che ha analizzato i principali fatturati delle PMI europee, costruendo un’analisi per singolo Paese, compresa l’Italia. Da ciò, è possibile analizzare le cause ed è mio compito tracciare delle motivazioni sul perché le PMI, prendendo spunto da quelle italiane, dovrebbero internazionalizzarsi sempre di più, in una logica finalizzata alla crescita aziendale.

Mentre le grandi aziende dispongono più facilmente di risorse manageriali e finanziarie per rispondere alla concorrenza internazionale, le PMI italiane affrontano l’internazionalizzazione in un modo pressoché destrutturato.

Non tutte le PMI italiane comprendono che l’internazionalizzazione è una strategia di crescita premiante, che va condotta con attenzione, commitment e con metodologie specifiche, a seconda del contesto in cui si opera.

L’espansione internazionale è un’opzione strategica che tutte le aziende possono perseguire, con buoni risultati, indipendentemente dalla loro dimensione. Ovviamente, le modalità cambiano a seconda dei settori e delle dimensioni aziendali e dalla proattività del management e dell’imprenditore che, specie in Italia, nelle realtà più piccole, fatica a delegare e ancor di più a entrare in mercati che non conosce non sfruttando, quindi, le leva delle nuove opportunità.

Gli imprenditori Italiani devono considerare la leva internazionale come strategica, ancor prima che il mercato nazionale sia troppo saturo e la loro competitività, a livello nazionale, diminuisca. Siamo in un mercato globale ed è importante affrontare al meglio le sfide che la globalizzazione ci offre.

Una presenza più consistente all’estero non garantisce necessariamente una profittabilità più alta, ma tanti casi aziendali dimostrano che la leva internazionale è ormai un fattore chiave che deve essere parte integrante della strategia aziendale. La sfida che oggi le imprese Italiane devono intraprendere per sfruttare con successo le possibilità offerte dai mercati internazionali risiede nel comprendere i driver di profitto peculiari della propria realtà e di implementare queste strategie con determinazione e know-how.

Le PMI italiane scontano, inoltre, un gap digitale riscontrabile anche nell’incapacità di adottare le tecnologie necessarie per la digitalizzazione finalizzata a far crescere il proprio business su altri mercati.

Questo, ad esempio, sarebbe un salto di qualità decisivo per riuscire a realizzare il fatturato potenzialmente raggiungibile e che invece non è colto pienamente.

La digitalizzazione è quindi una linea guida che ogni impresa deve tenere a mente nella propria visione d’impresa.

Infine, c’è anche un problema di attrazione che oggi le PMI italiane scontano rispetto ad aziende straniere.

Nello specifico, molte PMI non sono attrattive per i nuovi talenti, che preferiscono il prestigio e la sicurezza delle grandi aziende o si fanno tentare dal gusto della sfida delle startup, magari all’estero.

Scrivo di talenti, perché sono sempre le persone a fare la differenza nei contesti aziendali. Spesso, molte imprese lo dimenticano.