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BLG Apre la filiale di Istanbul in Turchia

Dopo il successo delle attività coordinate con il mondo turco, BLG ufficilizza la sua presenza nel paese con l’inagurazione del primo Business Point Office in Istanbul.

Prima di poter parlare di internazionalizzazione di impresa in Turchia, è necessario comprendere quale sia la situazione economica di questa nazione e, soprattutto, quali le possibilità di interagire con il mercato turco.

Il tentativo di colpo di Stato avvenuto in Turchia nel luglio di quest’anno ha portato una serie di conseguenze non solo dal punto di vista politico, ma anche dal punto di vista dell’economia sia interna che estera. Dopo cinque mesi la situazione non sembra essere cambiata, anche se già dalla fine di settembre si è sentito parlare di rilancio dell’economia turca, nonostante l’instabilità della moneta. La lira turca, infatti, ha registrato ad inizio dicembre 2016 valori che hanno raggiunto i minimi storici: di contro, il PIL mostra trend in continua crescita, il debito pubblico continua a diminuire e molte aziende quotate in borsa continuano a registrare un aumento degli utili.

Questa situazione sembra quindi essere accattivante per quanti puntano all’internazionalizzazione d’impresa (1) verso la Turchia, sia tramite produzione su territorio turco, sia tramite partnership, sia ancora tramite acquisizione di produzione da fornitori turchi. Anche le aziende italiane stanno mostrando interesse verso questa nazione, in particolar modo in alcuni settori quali, ad esempio, quello dell’edilizia o quello relativo ai trasporti, sia aerei che ferroviari. Ma è soprattutto il settore edilizio a interessare le varie aziende italiane che hanno interesse nell’internazionalizzazione d’impresa: il governo turco, infatti, ha puntato ad un programma di ricostruzione e restauro di edifici storici e di demolizione con successiva ricostruzione secondo le moderne normative antisismiche di tutti i palazzi vecchi e in cattive condizioni. Si tratta quindi di una possibilità che non solo assicura molte opportunità di lavoro, ma garantisce interventi a lunga scadenza. Infine, non può mancare il settore alimentare: i prodotti alimentari Made in Italy sono sempre molto apprezzati e anche in questa nazione si sta evidenziando un crescente interesse alla cucina e ai prodotti italiani, soprattutto da parte dell’alta borghesia.

D’altro canto, per il particolare equilibrio in cui versa l’economia turca, l’ingresso di capitali stranieri rappresenta un modo rapido e sicuro per migliorare la stabilità della moneta e automaticamente, per portare ad un’ulteriore crescita l’economia stessa. Tuttavia, la politica condotta da Erdogan non sembra essere ben disposta verso questo tipo di soluzione e, se da un lato molte imprese sono propense all’espansione verso la Turchia, la Turchia stessa sembra non rispondere in modo positivo. Per quanto l’internazionalizzazione d’impresa in Turchia sia una realtà affermata, si può evidenziare che le effettive possibilità di partnership sono molto più elevate rispetto a quelle realmente sfruttate. Questo anche a causa dei tentennamenti del governo turco, soprattutto verso le imprese europee. Una maggiore apertura si è registrata, invece, verso gli Emirati Arabi: una serie di incontri e riunioni con dirigenti e politici emiratini hanno messo in evidenza la volontà del governo turco di aprirsi alle partnership con questa nazione, in particolare per quanto riguarda il settore energetico e agricolo.