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Olivetti parteciperà al 24° Matching BLG a Tirana per investire nel 2018 in Albania

Olivetti una delle più antiche società Italiane parteciperà tramite la sua divisione assistance al 24° matching organizzato dal gruppo BGL ed Ente Fiera in Tirana, il gruppo ha indicato la volontà di creare un polo attrattivo per i balcani rafforzando il proprio brand nei settori dell’IT, office automation e nel settore delle tecnologie militari.

Sotto la guida di Adriano Olivetti, figlio di Camillo, divenuto direttore della Società Olivetti nel 1932 e presidente nel 1938, nel 1940 comparve la prima addizionatrice Olivetti, seguita nel 1945 dalla Divisumma 14, la prima calcolatrice scrivente al mondo in grado di eseguire le quattro operazioni. Venne inventata da Natale Capellaro che avrebbe progettato in seguito tutte le calcolatrici Olivetti. Nel 1959 Olivetti sviluppa l’Elea 9003, uno dei primi mainframe computer transistorizzati concepito da un piccolo gruppo di ricercatori a carico di Mario Tchou.

Fu negli anni sessanta che l’azienda conobbe la massima espansione sui mercati mondiali. In aziende, banche e uffici postali italiani erano presenti una macchina contabile chiamata Audit e una fatturatrice chiamata Mercator. Ma soprattutto nelle attività commerciali di ogni livello era solitamente presente la macchina da calcolo Divisumma 24. Quest’ultima venne prodotta in milioni di esemplari e venduta a un prezzo pari a circa 10 volte il costo di produzione, assicurando enormi profitti all’azienda. Un progetto successivo Logos 27/1/2/3 (in codice MC27), fu la massima e ultima espressione della tecnologia meccanica applicata al calcolo (900 cicli al minuto), un progetto ambizioso volto al rilancio della meccanica ma che si rivelò molto costoso in termini economici.

In quel periodo, l’elevata qualità dei prodotti meccanici era garantita dal sistema organizzativo adottato sulle catene di montaggio. Il manufatto, dalla prima fase di impostazione fino alla fase finale di imballo dopo molte ore di stagionatura per i prodotti elettrici, era seguito da due enti autonomi e in competizione tra loro, il primo definito montaggio costituito da operai, operatore, caporeparto, segretaria e schedarista, era addetto all’assemblaggio del manufatto, il secondo, definito controllo, strutturato in modo identico, aveva il compito di controllare dopo un certo numero di fasi di lavorazione, se le tolleranze di accoppiamento dei cinematismi fino ad allora assemblati, regolati e lubrificati, rientravano nei valori di tolleranza previsti dalle norme di montaggio, nel caso una sola regolazione risultasse fuori tolleranza o mancasse la lubrificazione in un punto, la macchina veniva scartata e rispedita alla fase di lavorazione responsabile del difetto. Ogni macchina era accompagnata da una scheda in cui l’operaio apportava la firma nella casella relativa alla propria fase di lavorazione. Per macchine complesse, ad esempio la Tetractys-CR con carrello tabulatore, erano necessarie oltre trenta fasi di lavorazione, ciascuna con tempi di 5-8 minuti. Durante la sua ascesa, la ditta Olivetti inglobò altre aziende italiane produttrici di macchine da scrivere come la Società Anonima Invicta nel 1938 e la Serio di Crema nel 1969[3]

 

Officine Meccaniche Olivetti
Negli stessi anni, nella nuova sede di 7300 metri quadrati coperti della filiale O.M.O. (Officine Meccaniche Olivetti), fondata nel 1926 e ubicata in località San Bernardo d’Ivrea (4 km da Ivrea), furono in produzione varie macchine utensili, fra queste, due fresatrici a controllo numerico, la Auctor e la Horizon (quest’ultima avente un peso di 17 tonnellate e un magazzino di 48 utensili), l’azienda poté essere in concorrenza sul mercato mondiale. La Olivetti si consolidò così a livello nazionale e internazionale, e raggiunse il numero di 24.000 dipendenti.

Periodo 1960-1964: Roberto Olivetti

Mario Tchou (1924 – 1961)
La morte di Adriano nel 1960 portò alla direzione dell’azienda il figlio di questi, Roberto, insieme al cugino Camillo. Roberto, in azienda dal 1955, aveva aiutato sempre di più il padre nella conduzione dell’azienda di famiglia. Con 50.000 dipendenti nel 1955[4], e l’ulteriore ingrandimento dovuto all’acquisizione nel 1963 dell’americana Underwood Typewriter Company, l’Olivetti divenne un colosso industriale internazionale.

Tuttavia, la gestione di questo colosso risultò difficoltosa sin dall’inizio e ciò, unito alla stagnazione del mercato, portò la famiglia Olivetti a prendere la decisione di aprirsi a nuovi soci. Infatti, alla morte di Adriano venne in luce la fragilità gestionale dell’azienda, le cui azioni erano per il 70% in possesso degli eredi del capostipite, Camillo, che a loro volta erano suddivisi in sei rami familiari tra i quali “la concordia e la solidarietà non erano le virtù principali”[5]. La restante parte delle azioni era suddivisa tra i dirigenti dell’azienda e persone in qualche modo legate alla famiglia Olivetti.

I soci che poco dopo il 1960 entrano nel capitale Olivetti furono la Fiat, la banca IMI, la Centrale, Mediobanca (allora statale come IMI) e Pirelli[6]. Emblematica la dichiarazione di Vittorio Valletta (persona notoriamente legata a Mediobanca) all’assemblea di entrata della Fiat nel capitale Olivetti del 30 aprile del 1964:

« La società di Ivrea è strutturalmente solida, potrà superare senza grosse difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare »

(Vittorio Valletta, in La Storia siamo noi – Adriano Olivetti[7])
Il nuovo management, pertanto, puntò tutto sul lancio della nuova Logos 27, una calcolatrice ancora della tradizionale tecnologia meccanica di Olivetti. Tuttavia, questo prodotto non fu in grado di reggere la competizione con le prime calcolatrici elettroniche prodotte da aziende giapponesi e tanto meno con un prodotto elettronico della stessa Olivetti che risulterà rivoluzionario, la Programma 101[8][9], primo personal computer vero e proprio al mondo, progettato in Olivetti da Pier Giorgio Perotto proprio appena prima del periodo di transizione della vendita della Divisione Elettronica, e presentato, anche grazie al supporto di Roberto Olivetti stesso e di una parte del management (oltre alla determinazione e lucidità dello stesso Perotto), insieme alla Logos 27 alla fiera di New York del 1965. Nel grandioso stand allestito per la Logos, la P101 venne relegata in una saletta di fondo, ma appena i visitatori la notarono, essi entrarono massicciamente nella stanza per osservare il prodotto. Nei giorni seguenti, il personale dello stand dovette improvvisare un servizio d’ordine per regolare l’imprevisto afflusso di visitatori, dato che molte persone erano rimaste stupefatte dalle caratteristiche del macchinario, in quanto permetteva di eseguire operazioni piuttosto complesse per il tempo occupando uno spazio ridotto (poteva stare sopra una scrivania, pur dando la possibilità di registrare ed eseguire programmi completi, come i grandi calcolatori dell’epoca). Tutto ciò fu possibile grazie ai progressi effettuati dall’Olivetti nell’ambito dell’elettronica. Il primo acquirente della P101 fu la rete televisiva NBC, 5 esemplari per computare i risultati elettorali da fornire ai propri telespettatori. È stata anche utilizzata dalla NASA in occasione della missione Apollo 11[10].

Periodo 1964-1978: I nuovi azionisti

Programma 101, 1965 (esemplare esposto al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano).
Con l’entrata dei nuovi azionisti il ruolo fin qui svolto dalla famiglia Olivetti nella costruzione del gruppo Olivetti diventò sempre più marginale anche se ancora per alcuni anni il suo ruolo rimarrà centrale.

Il problema dell’Olivetti sull’ipotesi di virare decisamente sull’elettronica era legato al fatto che, nonostante essa detenesse il 25% del mercato italiano dei calcolatori grazie al suo Elea 9003, la maggior parte di banche, industrie e pubblica amministrazione continuava ad acquistare prodotti americani[11]. Pertanto, il CdA di Olivetti decise, nel 1964, di vendere la Divisione Elettronica Olivetti a General Electric (formalmente venne costituita una joint venture, Olivetti General Electric, detenuta al 75% da GE)[12][13]. Questa situazione non creò le condizioni perché la proprietà azienda puntasse decisamente su essa. Tuttavia, l’ing. Perotto, riusciì ugualmente a ultimare il progetto della P101, una calcolatrice elettronica, grazie al coinvolgimento di Roberto Olivetti e parte del management: tale lancio si rivelò un successo commerciale già al lancio, nel 1965 che rilevò l’apertura di un mercato totalmente nuovo, al punto da continuare a creare perplessità e difficoltà all’interno della Olivetti stessa. Nel 1967, Roberto divenne Amministratore Delegato di Olivetti, mentre Perotto, divenuto al suo posto, sempre nel 1967, direttore della Ricerca e Sviluppo, continuò ancora per un decennio a lavorare sui calcolatori portatili sull’onda del successo della sua P101.

Nel 1969 viene aperto lo stabilimento di Marcianise e nel 1970 quello di Harrisburg, portando così il numero dei dipendenti a quota 73.000[14]. Tra il 1973 e il 1975 venne sviluppato il sistema operativo Cosmos.

Nell’aprile del 1975, alla fiera di Hannover, vennero presentati due nuovi personal computer Olivetti, il P6040 e il P6060, sempre ideati da Perotto: il primo era basato sul microprocessore intel 8080 (il che ne permetteva una dimensione ridotta rispetto al P6060), il secondo, con CPU ancora in tecnologia TTL, disponeva di stampante grafica e Floppy disk incorporato (per la prima volta al mondo in un personal computer). Il marketing, tuttavia, non ne intuì le potenzialità e i prodotti ebbero scarso successo, a parte l’ambito europeo nel caso della P6060, in particolare in Germania.

Nel 1978 la Olivetti introdusse sul mercato, dopo due anni di gestazione, la ET 101, la prima macchina per scrivere elettronica al mondo: nello stesso anno, Carlo De Benedetti assunse la guida di Olivetti diventandone il nuovo azionista di riferimento. Il lancio dell’ET 101 fu bene accolto dal mercato e si ebbe, finalmente, un nuovo pieno successo commerciale come accadde per la P101.

Periodo 1978-1998: Carlo De Benedetti
1978: Carlo De Benedetti entrò in Olivetti come azionista di riferimento e ne diventò subito presidente. L’azienda al momento dell’entrata di De Benedetti possedeva una struttura poderosa e un nome rinomato, tuttavia era molto indebitata e con un futuro incerto. De Benedetti riuscì a porre le basi per un nuovo periodo di sviluppo, fondato sulla produzione di personal computer e sull’ampliamento ulteriore dei prodotti, che vide aggiungersi stampanti, telefax, fotocopiatrici e registratori di cassa.

Olivetti Envision P75, venduto abbinato all’interfaccia grafica Olipilot.
1979: viene fondato a Cupertino, negli Stati Uniti d’America, l’Olivetti Advanced Technology Center (ATC), posizionato al numero 4 di Mariani Avenue, due isolati dalla sede della Apple, dove verranno progettati i chip LSI, la prima macchina da scrivere elettronica al mondo, la Olivetti ET 101 (in realtà progettata a Ivrea), il primo personal computer europeo Olivetti M20, e, in seguito, l’M24, il computer che ha avuto un enorme successo in seguito alla partnership con AT&T che lo propose con un contenitore ambrato e il nome AT&T 6300.

1980-83: A partire dall’inizio degli anni ottanta l’Olivetti ritornò all’altezza della sua fama raggiungendo nuovamente il successo internazionale con diversi, validi prodotti. Fra questi vanno menzionati l’Olivetti M10 (1983), uno dei primi veri computer portatili, con alcuni programmi integrati e la capacità di collegarsi a computer remoti; l’Olivetti M20 (1983). Olivetti dovette adeguarsi mettendo in produzione, come fecero altre aziende, un computer clone del PC IBM, l’Olivetti M24 (1983) che, grazie agli accordi con l’americana AT&T, ebbe un successo di vendite notevolissimo.

1984: In questo anno la Olivetti inglobò l’inglese Acorn Computers posizionandosi ancora meglio nel mercato internazionale.

1988-89: Grazie agli accordi con gli americani della AT&T l’Olivetti arrivò a diventare alla fine degli anni ottanta uno dei maggiori produttori di personal computer in Europa[15][16], con il 13% del mercato continentale e 280000 pezzi venduti nel 1986[17] Le potenzialità innovative dell’azienda, grazie anche all’esperienza acquisita nella meccanica fine, le permisero di intraprendere, unica società in Europa, il progetto, lo sviluppo e la produzione di hard disk da installare sui propri personal computer. La società era inoltre fornitrice delle telescriventi per la NATO. Contemporaneamente alla produzione di personal computer, su un’altra linea di produzione denominata “Linea 3000” venivano assemblati i minicomputer, macchine più potenti, dotate del microprocessore Motorola 68000.

Vecchio logo fino al 2006
19 giugno 1990: Olivetti, insieme a Lehman Brothers, Cellular Communications International Inc., Bell Atlantic International e Telia International, dà vita a Omnitel Sistemi Radiocellulari S.p.A. con l’obiettivo di entrare nel mercato europeo della telefonia mobile[18].

1996: L’avventura di Carlo De Benedetti in Olivetti come presidente si concluse nel 1996, quando a causa di una grave crisi dell’azienda, egli decise di lasciare la guida dopo 18 anni. Tuttavia rimane il principale azionista, pur mantenendo il ruolo di presidente onorario.

1996: Olivetti insieme a Bell Atlantic fonda Infostrada S.p.A., operatore di rete fissa[19]. Tuttavia questa operazione non riuscì a risollevare Olivetti da una grave crisi che la colpì a metà degli anni novanta a causa dell’intensificarsi della competizione globale, della caduta dei prezzi e dei margini in tutta l’industria informatica mondiale, della debolezza del mercato europeo, e in particolare di quello italiano. Per tutti questi motivi Olivetti a partire dal 1996 iniziò una lunga e onerosa ristrutturazione delle attività.

1997: Il gruppo Olivetti vendette l’Olivetti Personal Computers (OPC) di Scarmagno alla Piedmont International (successivamente questa parte di azienda Olivetti passò nelle nuove mani della ICS e in un successivo crac finanziario, nell’ultima incarnazione si chiamò Oliit, fallita in ultimo nel 2004).

1998: Il gruppo Olivetti vendette per far cassa anche la Olivetti Solutions (3,4 miliardi di dollari di fatturato e 11.970 dipendenti al 31 dicembre 1997) alla multinazionale Wang Global. In questo modo la Olivetti risanò la sua situazione economico-finanziaria e ritrovò la fiducia dei mercati finanziari internazionali. Alla fine di questo risanamento l’Olivetti risultò con un fatturato pari ad un equivalente di 3,38 miliardi di euro[20] e 15.402 addetti: se consideriamo gli 11.970 dipendenti ceduti a Wang, Olivetti nel 1997 aveva 26.059 dipendenti.[21]. Al termine di questa fase arrivò il cambio della guardia a livello azionario con Carlo De Benedetti che cedette il gruppo Olivetti alla Getronics e dopo alterne vicende arrivò nel 2006 all’interno di Eunics, di proprietà di Eutelia S.p.A.

L’OPA su Telecom Italia e la fusione Olivetti – Tecnost
A partire dal febbraio 1999 Olivetti attraverso la controllata Tecnost lanciò una offerta pubblica d’acquisto e scambio su Telecom Italia, riuscendo a ottenere nel giugno dello stesso anno il controllo della società, con una quota del 51,02%. L’Opas va a buon fine nonostante la contrarietà di Bernabè, che considera il documento del piano “lacunoso” e non conforme alla normativa vigente.[22][23]

La somma con cui la scalata è finanziata, complessivamente 61.000 miliardi di lire, viene ricevuta dalla Olivetti in prestito direttamente dalle banche e con obbligazioni della controllata Tecnost grazie anche all’emissione di nuove azioni per oltre 37 mila miliardi. Successivamente Tecnost viene fusa con Olivetti per accorciare la catena di controllo. A questo punto è Bell, una società con sede nel Lussemburgo a controllare la catena con il 22% di Olivetti.[24]

Sempre nel febbraio 1999, le partecipazioni in Omnitel (e con essa quasi tutto lo stabilimento produttivo di Ivrea, oggi sede di Vodafone Italia) e Infostrada vengono cedute a Mannesmann per un totale di 14.750 miliardi di lire.[25]

Anni 2000
A giugno 2000 il principale azionista di Olivetti era Hopa con il 26%, controllata da Fingruppo Holding S.p.A. (32,59%), Nazionale Fiduciaria S.p.A. (6,29%), G.P. Finanziaria S.p.A. (3,62%), Omniaholding S.p.A. (3,15%), BC Com SA (2,53%) e Banco di Brescia (2,21%)[26].

Il 29 luglio 2003 Olivetti S.p.A. ha incorporato Telecom Italia S.p.A., mutando però denominazione in Telecom Italia S.p.A.[27], ottenendo un colosso da 54,61 miliardi di euro di fatturato e 129.063 dipendenti[28]. La continuità del nome Olivetti è assicurata da Olivetti Tecnost (100% TelecomItalia) che poi diventerà semplicemente Olivetti[29].

Con una conferenza stampa del 29 giugno 2005 Telecom Italia ha annunciato di voler rilanciare Olivetti sul mercato dell’informatica, iniziando dal ripristino del marchio Olivetti, che era stato sostituito da Olivetti Tecnost. Con un investimento di 200 milioni di euro in 3 anni l’azienda intende lanciare una serie di nuovi prodotti per l’ufficio e per la casa nel campo delle stampanti a getto d’inchiostro e dei dispositivi multifunzione (che riuniscono in sé le funzioni dello scanner, della stampante, della fotocopiatrice e, in alcuni casi, del fax). Strategicamente molto importante, ai fini d’un riposizionamento nel mercato, è stato il lancio del tablet Olipad avvenuto nel marzo 2011. Il 20 aprile 2011 riapre in collaborazione col Fondo per l’Ambiente Italiano lo storico negozio-museo in piazza San Marco a Venezia esponendo alcuni prodotti dell’azienda di Ivrea[30]

Nel giugno 2012 Olivetti ha chiuso un polo di ricerca situato in Svizzera, l’Olivetti Engineering SA, che si occupava della progettazione hardware e software dei suoi prodotti. Nello stesso mese Olivetti e Telecom hanno deciso la chiusura dello stabilimento valdostano di Arnad dove la controllata Olivetti I-Jet sviluppava e produceva testine per stampanti e fax.[31][32]