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Internazionalizzare si, ma affidatevi solo a consulenti italiani residenti nel paese.

Prendendo spunto dalla definizione accessibile su Wikipedia la definizione della consulenza è “una prestazione lavorativa professionale di un consulente, una persona che, avendo accertata esperienza e pratica in una materia, consiglia e assiste il proprio cliente nello svolgimento di atti, fornisce informazioni e pareri.
Compito del consulente è quindi, una volta acquisiti gli elementi che il cliente possiede già, di aggiungervi quei fattori della sua competenza, conoscenza e professionalità che possono promuoverne sviluppi nel senso desiderato; in tale contesto è sostanziale il rapporto di fiducia tra il committente e chi fornisce consulenza.”

Una definizione che racchiude tutti i generi di consulenze e che allo stesso momento non risponde concretamente alla nostra domanda. Analizziamo dunque come distinguere tra “una consulenza aziendale”, purtroppo offerta tante volte come servizio da persone non qualificate, che cercano di vendere servizi a tutti i costi e una consulenza aziendale professionale, mirata e sviluppata per assistere imprenditori che vogliono delocalizzare, internazionalizzare o avviare un’attività all’estero.

Con il termine Consulenza Aziendale non si intende una tipologia di consulenza bensì il raggruppamento di consulenze specifiche e settoriali quando rivolte al mondo delle imprese e degli enti pubblici. Raggruppa quindi consulenza fiscale, tributaria e contabile (amministrativa), finanziaria, legale, informatica, d’immagine e comunicazione, di amministrazione del personale, notarile, ecc., che quando rivolta ad imprenditori esteri necessita approcci specifici che solo studi professionali possono offrire tramite consulenti specializzati.

Sintetizziamo dunque i due termini; consulenza aziendale e consulente aziendale:

• La Consulenza Aziendale si rivolge ad imprese pubbliche e private.
• Il Consulente Aziendale è un professionista esperto e competente il cui compito è quello di raccogliere gli elementi in vostro possesso e, grazie all’aggiunta della sua competenza, guidarvi verso un percorso di miglioramento.

Vediamo dunque che la consulenza aziendale viene svolta dal professionista – consulente aziendale che non svolge una sola attività, ma possiede diverse competenze specifiche che mette in pratica per offrire un supporto alle organizzazioni pubbliche e private, da diversi punti di vista: tecnico, finanziario, fiscale, legale, psicologico e così via.

Non esiste un unico approccio giusto del consulente verso l’imprenditore estero, esistono però purtroppo approcci sbagliati e ce ne sono tanti.

Come riconoscerli?

È semplice, hanno un punto in comune che si racchiude nella famosa frase “Non c’è problema!” Ovviamente non vogliamo dire che non esiste la situazione ideale che non comporta problemi, quello che vogliamo puntualizzare e, che ci sono sempre problematiche che vanno approfondite ed analizzate affinché non si incontrino problemi futuri legislativi, fiscali o organizzativi.

Approfondiremo le caratteristiche di un consulente capace e professionale in un secondo momento. In questo articolo ci concentriamo su come si dovrebbe svolgere una consulenza professione offerta ad un imprenditore estero che vuole avviare un’attività in uno stato al difuori dall’Italia.

Solitamente la persona interessata rivolge la richiesta per la costituzione di un’attività – società a vari studi di consulenza tra i quali moltissimi anche “one man band” che cercano di sopravvivere sul mercato partendo proprio con la famosa frase “non c’è problema” e offrendo consulenze gratuite. Non necessariamente questo significa che non siano capaci di svolgere il proprio lavoro, è però quasi certo che “il consulente” che svolge il proprio lavoro pro bono, cercherà di vendere all’imprenditore un servizio, qualsiasi servizio già durante la consulenza, senza pensare al follow up e alle possibili conseguenze negative.

La richiesta dell’imprenditore e lecita, poiché e quasi sempre la costituzione di una società il punto di partenza di un’attività all’estero. Non vogliamo però che la costituzione diventi anche il punto di arrivo, dettata da ostacoli tralasciati durante la fase di avvio e non valutati in modo approfondito.

Il Consulente Aziendale deve saper “leggere il cliente”, le sue preoccupazioni, la sua visione del mercato, la sua descrizione dei problemi reali della sua azienda, del mercato, della concorrenza e dei collaboratori. Il Consulente Aziendale è colui che, prima di tutto, fa un esame critico per capire con il cliente se l’obiettivo che si vuole raggiungere è fattibile e raggiungibile. In questo modo può dare un primo feedback al cliente che a sua volta può orientarsi su obiettivi più consoni e realizzabili oppure condividere un percorso fatto di obiettivi intermedi che nel lungo periodo gli permetteranno di raggiungere l’obiettivo finale.

Otre a ciò uno studio di consulenza aziendale professionale deve avere una rete di partnership che assistono l’imprenditore estero anche nelle fasi dopo lo svolgimento delle consulenze e la costituzione della società, tra i quali le figure più importanti sono i legali e i commercialisti, che devono saper parlare la lingua madre dell’imprenditore estero affinché possano seguire la gestione della società in un modo soddisfacente per il cliente. Vediamo dunque che il servizio di consulenza aziendale, il lavoro del consulente dedicato non finisce quando si dà la società in mano ma è un lavoro continuativo e lungimirante con lo scopo di supportare l’imprenditore all’estero e permettergli così di svolgere il lavoro e l’attività che vuole sviluppare senza che si perda nelle normative, leggi, regolamenti e altri ostacoli presenti sul mercato, per questo BLG è un’organizzazione che nel primo semestre del 2018 ha assistito 164 imprese italiane in Albania investendo con molte di loro e rischiando nel paese con loro, questa è la migliore garanzia per un imprenditore.