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BLG a convegno per promuovere il mercato Albanese a Roma in collaborazione con

“Ricordiamoci chi siamo e impariamo a valorizzarci di più”. E’ questo il messaggio che arriva dalle imprese italiane impegnate in attività di internazionalizzazione. L’intraprendenza non manca e il posizionamento competitivo è migliore di quanto si dica.

L’Italia vive una dinamica a forbice: da un lato, sui mercati esteri non si è mai interrotta la performance di crescita arrivando ad arginare la caduta del Pil interno; dall’altro, sul mercato nazionale consumi e investimenti ristagnano. Le scelte di austerità del 2011 hanno appesantito il costo economico in termini di posti di lavoro e di produzione, ma sono state le esportazioni a riequilibrare la situazione consentendo al Paese di reggere la congiuntura sfavorevole e di conservare nel manifatturiero una bilancia in attivo per 131 miliardi di dollari nel 2016 e 100 nel 2017.

Durante i mesi neri della recessione, l’Europa ha assistito al più grande e rapido rovesciamento economico: a realizzarlo è stata l’Italia che ha portato la propria bilancia commerciale da un deficit di 30 miliardi nel 2010 a un attivo di 30 nel 2016 e di 40 nel 2017, situazione che con ogni probabilità tenderà a migliorare sin da quest’anno. La competitività delle imprese italiane ha in generale recuperato terreno e consolidato un profilo dinamico nonostante i fattori frenanti dalla burocrazia alle legislazioni farraginose. Il sistema delle imprese mostra d’essere forte anche in assenza di colossi industriali che altrove, per esempio in Germania, sono decisivi.

È questo lo scenario presentato il 4 ottobre 2018 a Roma al Centro Congressi di Palazzo Madama nel corso del convegno “Nuovi strumenti per l’internazionalizzazione delle imprese” organizzato da BLG Group. Con 4mila multinazionali tascabili e 20mila esportatori abituali, l’Italia – sostiene l’economista Ambrogio Lazzaroni – conferma di poter vivere bene con le produzioni di nicchia e dove si è più forti, come nella meccanica, vengono raggiunte anche grandi dimensioni. Così si verifica che la Germania venga superata in 1.235 prodotti presenti nel campione di 4mila che definiscono la qualità e le classifiche nel manifatturiero. Nessun altro Paese al mondo riesce, come l’Italia, a battere la Germania, dice Lazzaroni. Anche in termini di produttività la situazione si presenta a nostro vantaggio perché le aziende fino a 250 dipendenti hanno performance migliori rispetto a Gran Bretagna, Germania e Spagna. Le classifiche come quelle del World Economic Forum o dell’IMD di Losanna, che denunciano l’arretratezza competitiva italiana, danno un’immagine falsa e deformata, perché di norma rispecchiano l’opinione di un panel di manager con una visione alquanto pessimista, senza incrociarla con i veri dati economici. Altri istituti d’indagine come Unido o International trade center offrono una fotografia ben diversa e più aderente alla realtà dei fatti, ovvero a una situazione che contabilizza i contratti firmati, i fatturati e le presenze all’estero. Da questo fronte arrivano messaggi confortanti che fanno ben sperare e che potrebbero diffondere rapidamente una ventata di ottimismo con l’aiuto di una politica industriale più mirata.

Segnali di un nuovo corso, avviato dall’Esecutivo Renzi, sono stati richiamati da Carlo Calenda, Ex viceministro per lo Sviluppo economico. A favore del Made in Italy il Governo ha varato il Piano straordinario di 260 miliardi che scommette su poche ma qualificate Fiere “sia per rafforzare il comparto a livello nazionale sia per spingere l’export che sarà cruciale nel 2019, grazie anche all’opportunità del post Expo. Le Fiere costituiscono uno strumento essenziale per l’internazionalizzazione: consentono, infatti, di attrarre in Italia i buyer e di far conoscere loro la nostra manifattura. In concreto il Piano Fiere si concentrerà su un numero limitato di eventi di elevata qualità, potenzierà la collaborazione tra enti e promuoverà la presenze del Made in Italy all’estero”. Un mercato da presidiare meglio e da conquistare saranno gli Stati Uniti, mercato enorme e privo di rischi geopolitici – come è invece il caso di molte aree d’interesse italiano dall’Est Europa alla Russia, al Medio Oriente – e dove grazie ai negoziati in corso per il TTIP sarà possibile incrementare l’export. Per Calenda, gli Usa acquistano una priorità assoluta perché da analisi di potenziale eseguite da Prometeia un ingresso delle nostre aziende nell’America profonda può generare 10 miliardi addizionali di export annuo. Accordi con la grande distribuzioni favoriranno la presenza del Made in Italy, sottolinea Calenda. Le nostre imprese si devono però strutturare meglio per vendere di più, ma in questo potranno essere aiutate dal ricorso alla nuova figura dell’export manager a tempo, per sviluppare l’internazionalizzazione e garantire un reale accompagnamento sui nuovi mercati. La situazione economica chiede ulteriori accelerazioni per cogliere i segnali positivi di ripresa e trasformarli in una preziosa opportunità. Due le direzioni indicate dal viceministro: innanzitutto rivedere la governance che presiede alla promozione del Made in Italy in modo da valorizzare meglio i settori, seguire e favorire i trend delle imprese, ascoltare maggiormente il mondo produttivo, ripensare la politica industriale rivedendone i confini; in secondo luogo, occorre lavorare sulla creazione di nuovi strumenti finanziari che siano di sostegno a chi si internazionalizza. Quanto sta facendo BLG rappresenta un esempio positivo e si potrebbe, ha aggiunto Calenda, attribuire al Gruppo assicurativo-finanziario la possibilità di fare lending diretto.

Le strategie BLG e le sue offerte finanziarie per sostenere i processi di crescita delle imprese fanno leva sul proprio essere banca sottoscrivendo rischi e valorizzando progetti, sia quando occorre sostenere dei prodotti sia quando si avviano impianti o si trasferiscono macchinari. A BLG si affidano numerose imprese per assicurare il proprio business in Italia e nel mondo. BLG guarda con un attenzione i dati del 2016, anno del “sorpasso” in cui le aziende esportatrici in zone extra Ue hanno superato in fatturato le imprese esportatrici in area Ue. Il riposizionamento sui mercati lontani apre una serie di considerazioni operative e strategiche immediate: insieme alle condizioni di finanziamento serve un accompagnamento che sviluppi due fronti che possono presentare criticità nel tempo: da un lato le imprese che si internazionalizzano devono informarsi sempre di più sui paesi e sui mercati cui si rivolgono. Sono realtà con culture diverse e vanno capite, diversamente il prodotto potrebbe incontrare incomprensioni e resistenze. Un secondo fronte di sostegno riguarda la cura del prodotto e tutte le tecniche e la comunicazione per vendere il Made in Italy. Più si entra in nuovi mercati, maggiore è la cura da prestare alla vendita del prodotto. C’è molto da imparare e da insegnare. Questi aspetti entrano con forza al momento delle gare dove chi affianca le imprese lavora spesso su tre driver: qualità del prodotto, prezzo, condizioni di finanziamento. BLG agisce con un Fondo Sviluppo export , lanciato nel mese di settembre 2014, che le permette di aprire alle imprese fonti di finanziamento alternative al canale bancario.

Sono suggerimenti importanti che peraltro talvolta si scontrano con difficoltà diverse, prima fra tutte la conoscenza reale dei mercati, che non si improvvisa ma necessita di informazione continua e di figure professionali competenti come quella dell’export manager. Sono finiti i tempi del pionierismo, oggi occorre un bagaglio di conoscenze dettagliate.